martedì, aprile 24, 2007

Costituzione fiscale: come limitare lo Stato

Un noto intellettuale italiano del Novecento sosteneva che, in un paese come l’Italia in cui nulla c’è da conservare, è impossibile dirsi conservatori. Tutto, o quasi, nel nostro paese andrebbe cambiato e, solo allora, si potrà conservare buona parte dell’esistente. Ma come va cambiata l’Italia?Il problema sta a monte: nella nostra Costituzione repubblicana del 1948. Negli ultimi anni la classe politica italiana si è affannata per modificare la seconda parte della Costituzione, senza pensare che solamente mettendo mano ai primi articoli si poteva contribuire allo sviluppo del paese. Le costituzioni sono le leggi fondamentali che si danno i singoli Stati, rappresentano l’anima di una Nazione. Quindi, se i principi non sono buoni (visti da un’ottica liberale) anche il loro riflesso sulla società non potrà che essere dello stesso segno. Nella Costituzione italiana si sancisce, ad esempio, il rispetto dell’uguaglianza “formale” e, sempre nello stesso articolo (n. 3), dell’uguaglianza “sostanziale”; si abusa di termini come “utilità sociale” e “funzione sociale” anche in rapporto alla proprietà privata (art. 42) e alla libertà di iniziativa economica e d’impresa (art. 41). E questi sono solo due esempi tra i tanti che si potrebbero fare. In sostanza, c’è una concezione riduttiva dell’individuo a scapito di una eccessiva attenzione nei confronti della collettività (ma che cos’è la collettività se non la somma dei singoli individui?). E tutto questo si regge su una sbagliata concezione di libertà. Insomma, il discorso sarebbe molto lungo. L’evidenza è che una Carta costituzionale nata grazie al massiccio apporto di esponenti democristiani e comunisti/socialisti non poteva che rappresentare, per quanto riguarda i principi fondamentali sui quali si regge, i rapporti di forza che erano presenti all’interno dell’Assemblea costituente. Ora, porvi rimedio è compito arduo. Soprattutto se i liberali, che scarseggiavano allora in sede costituente, mancano anche oggi (in compenso abbondiamo di liberal-socialisti, sociali-liberali, liberal-democratici, catto-liberali, post-liberali, … !). La proposta che si potrebbe fare, molto più limitata e meno ambiziosa, è quella di introdurre una lieve aggiunta alla Costituzione. Poiché la forma più oppressiva alla libertà individuale è la pesante tassazione cui sono sottoposti i cittadini, una forma di liberalizzazione (come tentativo di liberarsi dall’ingerenza dello Stato) potrebbe essere l’introduzione di una norma che limiti l’eccessivo peso fiscale imposto ai contribuenti. Non essendo tollerabile una tassazione così elevata del proprio reddito, per evitare il rischio di una nuova forma di schiavitù sarebbe auspicabile un tetto massimo posto in Costituzione. Ai cittadini non è permesso indire referendum abrogativi di leggi che riguardano argomenti fiscali, l’unica via per ripararsi dalla invadenza dello Stato è quella di ricorrere ad una sorta di costituzione fiscale. Questa, si spera, potrebbe anche portare ad una possibilità di spesa minore da parte dello Stato e al conseguente ricorso ai privati per la fornitura, in regime di concorrenza, di determinati servizi.

1 Comments:

Blogger John Christian Falkenberg said...

Sarebbe un inizio. Purtroppo, la nostra classe politica è fin troppo abituata ad ignorare la Costituzione quando fa comodo: ad esempio,esiste già in teoria un obbligo ad avere un "balnced budget", ma è stato aggirato contando i nuovi debiti quali entrate.

11:40 AM  

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