giovedì, gennaio 13, 2005

Il piano Ibarretxe crea grattacapi a Zapatero

Il plan basco di Ibarretxe fa ballare Zapatero su quattro tavoli

- da Il foglio di oggi (13/1/2005)

Madrid. El País ha scritto che “nella vita
reale la gente che va al lavoro, fa la spesa, fa
l’amore non è sul punto di ammazzarsi reci-
procamente” e invita a capire che non tutto
il mondo parla delle convulsioni dei politici
spagnoli che si sbranano sulle autonomie
regionali...
Tutti i giornali, però, dedicano pa-
gine e pagine alla Spagna “plural”, fatta di
regioni o nazioni. L’Eta mette bombe da de-
cenni. I partiti autonomisti fanno il pieno di
suffragi nelle loro roccaforti. E il governo di
José Luis Rodríguez Zapatero conta sul voto
di alcuni di questi partiti per la sua soprav-
vivenza. Una situazione che aveva persuaso
il premier socialista a inaugurare un con-
fronto cordiale col mondo autonomista. In-
tanto, il governo catalano formato dai socia-
listi, dai comunisti di Iniciativa per Catalunya-
Verds e dagli indipendentisti di
Esquerra republicana, pur nato sotto cattivi
auspici per l’eterogeneità dei componenti,
compie un anno, dando una mano a Zapatero
nell’assicurarsi preziosi alleati “regiona-
li” nel Parlamento di Madrid, visto che il
premier ha ricalcato a livello nazionale le
alleanze catalane. Non è tutto così semplice.
Il 30 dicembre il Parlamento basco ha approvato
il progetto di riforma in senso indipendentista
dello Statuto di autonomia proposto
dal presidente del governo, Juan José
Ibarretxe, grazie ai nazionalisti estremi di
Sozialista Abertzaleak (SA), eredi del partito
illegalizzato Batasuna. Tre parlamentari
di SA hanno votato a favore, tre contro; il settimo,
Josu Urritikoetxea, assente perché latitante,
ha inviato una lettera che benedice
la decisione salomonica. SA critica il plan
perché troppo soft, ma non vuole castrare il
dibattito: di qui il voto differenziato. Ora
Ibarretxe vuole sottoporre il progetto a referendum.
Il Parlamento nazionale, però,
non lo autorizzerà mai e la contrapposta cocciutaggine
rischia di generare uno scontro
istituzionale. Il Partido popular grida allo
scandalo, affermando che il plan Ibarretxe
è passato grazie all’approvazione di Eta (ma-
nifestata coi voti di SA) ed è quindi un progetto
criminale, e chiede ai socialisti un patto
bipartisan anti indipendentismi. Zapatero
si è irrigidito, tornando a parlare di unità
della Spagna. Così l’altroieri nel Parlamento
spagnolo la discussione sul referendum
sulla Costituzione europea si è trasformata
in uno scontro sull’altro referendum.
I socialisti baschi, inoltre, colmano lo spazio
fra popolari e indipendentisti e stanno
confezionando una proposta annacquata di
riforma dello Statuto. Una scelta, però, non
condivisa all’interno del partito. Il dibattito
sui concetti di nazione e autonomia, insomma,
sta traslocando nel Psoe e metterà a dura
prova l’agilità di Zapatero. Il ministro socialista
della Difesa, José Bono, nel corso di
una visita a Pascual Maragall, presidente
del governo catalano e compagno di partito,
non ha fatto mistero di non condividere le
riforme dell’“Estatut” regionale e il riconoscimento
di nazione perseguiti da Maragall.
Altri due dirigenti del Psoe, Juan Carlos Ro-
dríguez Ibarra e Rosa Díez, non hanno invece
apprezzato il documento dei compagni
baschi: contiene “cosas tremendas”. Nel
Psoe convivono rigorosi difensori dell’unità
nazionale (Bono, Ibarra e Díez), regionalisti
più per disperazione strategica che per convincimento
(i socialisti baschi) e decisi fautori
della “nazione catalana” (Maragall). Izquierda
Unida, alleata del Psoe, è in una situazione
analoga: la porzione basca del partito
appoggia Ibarretxe, la direzione nazionale
è prudente. Il premier gioca così su
quattro tavoli. Quello nazionale, in cui ha bisogno
dei voti regionalisti. Quello catalano,
in cui il suo partito batte una via autonomista.
Quello basco. E quello del Psoe. Zapatero
oggi vede Ibarretxe. Il premier dovrà es-sere
cauto: immergersi nel velenoso pantano
della politica basca sarebbe eroico, ma
pericoloso. Dal laboratorio catalano, in cui
il bizzarro tripartito si dimostra longevo, potrebbero
invece arrivare consigli utili per
un restyling dell’ordinamento statale.